TERZO INCOMODO
Da Tercero Incluido, di Eduardo Pavlovsky
Regia di Elena Dalmasso | con Federica Armillis e Mirko Ciotta | Suoni di Roberta D’Angelo

Foto di scena di Laura Stramacchia
Un dialogo sulla paranoia generata dalla paura. In scena una giovane coppia a letto: aspettano l’arrivo del nemico. Che nemico? Poco importa, basta averne uno, perché uno lo si trova sempre. Anastasio vive nell’angoscia, che ben presto diventa paranoia, che il nemico arrivi e lo trovi impreparato; Carmela vuole solo essere spensierata, ma la sua vitalità – reale e insieme disincantata – non basta a distogliere il compagno dall’ossessione del nemico e la sua autorionia non è sufficiente a sciogliere la tensione che, inevitamente, sfocia in un atto tremendo quanto folle.

Foto di scena di Laura Stramacchia

Foto di scena di Vincenzo Cositore
Note di regia:
Tercerco Includido è un testo di estrema attualità: si parla di paura del nemico genericamente inteso, di regime del terrore, di incapacità di affrontare la realtà “fuori” e della conseguente creazione, dentro, di qualcosa da combattere. Se il nemico non c’è, “lo si inventa”, dice Anastasio. E nulla, né il desiderio sessuale imperante di Carmela, né l’aver studiato a memoria i più moderni manuali di guerra, bastano all’uomo per tranquillizarsi e superare la propria paranoia. Si parla di conflitto potere-amore, della guerra e delle sue motivazioni, di gesti folli dalle conseguenze tragiche. Si parla di guerra come principio vitale dell’uomo: senza qualcosa da combattere non ci si sente vivi, che sia un nemico immaginario o un partner che non ti desidera. E gli “incidenti di percorso”, le vittime innocenti, diventano inevitabile, e accettata, routine. Pavlovsky usa una scena quotidiana – il rapporto, anche scherzoso e tenero, di una coppia di innamorati – per mostrare quanto il terrore e il sentimento di dover combattare contro qualcosa o qualcuno siano in grado di togliere umanità, di rendere mostri, di annullare i valori dell’uomo a della ragione. Tercero Includido è un’elegante denuncia, un testo che proprio grazie alla sua apparente leggerezza riesce a far ragionare in modo profondo sul senso dell’uomo e della sua esistenza. La scena è scarna, costruita di elementi volutamente non protettivi, ridicolamente utilizzati per proteggersi dal Nemico: l’illusione di qualcosa da combattere fa prendere decisioni affrettate e senza senno. Il ragionamento e il raziocinio non bastano a mettere in luce lo squallore della situazione.



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